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voto elettronico e Democrazia

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  2005-05-21  favorevole al voto elettronico  appunti su uno stato utopico

Salve,

Le scrivo poichè ho redatto degli appunti sulla creazione di uno stato utopico la cui gestione democratica è basata sull'utilizzo voto elettronico. La Sua dissertazione sul voto elettronico non mi convince per svariati motivi:

  1. Al momento ciò che lei chiama "voto elettronico" è in realtà una "conta elettronica", che non fornisce particolari garanzie, come lei ha ben sottolineato. Il modello che ho elaborato, invece, si basa sull' utilizzo di modelli matematici che permettono la reale "verificabilità" delle operazioni di voto, con un margine di certezza molto elevato (sicuramente maggiore del margine di certezza legato all'errore umano di spoglio delle schede).
  2. Nello stato attuale delle cose, non è vero che chiunque può verificare, al di là di dubbio, la correttezza delle operazioni di voto. Ad esempio, un cittadino, una volta che ha messo la propria scheda nell'urna, non ha alcuna possibilità di verificare come ha votato, in seguito. Ritengo perciò che non sia corretto parlare di "debolezza" del sistema elettronico, in tal senso, giacchè anche il sistema cartaceo ha le medesime limitazioni. In tal senso, la correttezza dello scrutinio non è realmente "pubblica" ma è affidata ad un numero di scrutatori nei quali si ripone la fiducia dello Stato e perciò non sarebbe diverso da un gruppo di osservatori che controllassero la correttezza delle operazioni di voto elettronico. Secondo me, la presunzione che il voto cartaceo abbia un livello di "verificabilità" potenzialmente maggiore del voto elettronico è una chimera, poichè sebbene sia possibile in via teorica mettere a disposizione del pubblico tutte le schede in modo che ciascuno possa verificarle, ciò è in realtà non attuabile. Un sistema basato sulla firma elettronica, invece, potrebbe permettere al votante di controllare che il proprio voto sia finito correttamente in un'immaginaria urna elettronica, senza permettere agli altri di collegare il suo voto alla sua identità: Alice non sa chi è Bob, ma sa che Bob ha diritto a votare. Bob può verificare che Alice abbia recepito il suo voto correttamente, ma Bob non può sapere quale voto Alice sta verificando. In tal senso ciascun votante avrebbe la possibilità di dimostrare, senza rilasciare informazioni sul contenuto del proprio voto, se qualcuno tentasse un'operazione di "bianchetto elettronico". Qui si parla di "filosofia" delle operazioni di voto, dei concetti fondamentali, pertanto vi è la dimostrazione teorica della "verificabilità" che Lei invece nega a prescindere da eventuali errori elettronici.
  3. Riguardo alla possibilità di votare "via Internet", sempre con metodologie "sicure", ritengo sia fondato il suo dubbio che sia applicabile il controllo dei voti costringendo le persone a registrare il proprio voto. Non c'è bisogno che le ricordi che tale pratica può essere effettuata anche oggi con un semplice cellulare dotato di fotocamera. Ritengo che lei debba fornire delle motivazioni più convincenti a tale riguardo.
  4. Il suo collegamento tra le operazioni di voto e la stabilità della democrazia è in bilico: Lei sostiene che le votazioni sono democratiche solamente quando il popolo (bue?) è in grado di comprendere fino in fondo i meccanismi di voto, senza bisogno di una laurea in matematica e/o informatica. D'altra parte i parlamentari, una volta eletti, lavorano per 5 anni utilizzando meccanismi di voto (elettronici) dei quali non hanno una cognizione precisa, e meccanisimi di gestione dei lavori parlamentari (uh? la fiducia?), che rendono tutto fuorchè comprensibile ciò che accade al paese. In tal senso c'è da chiedersi se uno Stato in cui il voto elettronico permetta una maggior partecipazione popolare al voto e una eventuale maggior frequenza o diversa organizzazione politica del voto, non possano portare ad una maggior democrazia dei processi politici, tutto il contrario di ciò che Lei sostiene.


Gradirei approfondire con Lei questo questione oltre ad una semplice risposta nel Suo sito, giacchè credo nell'ars maieutica socratica, secondo la quale le discussioni "filosofiche" sono meglio rappresentate da un dibattito vis-a-vis o similia.
Giacomo

Risposta di Emanuele
Grazie per aver scritto.
La mia impressione è che le Sue parole siano improntate ad una semplificazione ed un ottimismo eccessivi. Passo a rispondere ai suoi punti:

  1. Non mi è possibile esprime opinioni sul modello da Lei elaborato poichè non lo ha descritto

  2. Gli elettori hanno la possibilità di essere presenti a TUTTE le operazioni di voto e scrutinio del seggio in cui votano. Non possono ovviamente verificare che il proprio voto sia stato regolarmente trattato e scrutinato, ma possono farlo dell' insieme di tutti i voti (loro compreso).
    Per quanto riguarda la verificabilità del voto registrato a nome di ciascun elettore, io credo che in realtà essa non sia possibile (come spiegato qui). E anche se fosse possibile che gli elettori verifichino che il proprio voto sia stato memorizzato bene, ciò NON assicura che tali voti memorizzati siano stati realmente contati per produrre il risultato finale. In ogni caso se io posso verificare il mio voto, posso farlo anche sotto la minaccia di qualcuno che voglia assicurarsi che io abbia obbedito al suo ordine. Costui potrebbe essere un malavitoso, ma anche il mio datore di lavoro che mi minaccia il licenziamento se non gli dimostro di aver votato il candidato da lui "suggeritomi".
    Il discorso di Bob e Alice mi è piuttosto enigamatico e, comunque, Le ricordo che il diavolo sta nei dettagli e le realizzazioni tecniche sono molto complesse, anche quando possono essere idealizzate o rappresentate con concetti semplici.

  3. All' uso di INTERNET sono contrari anche la maggior parte dei sostenitori del voto elettronico e non c'è nessuna realizzazione di voto elettronico che usi INTERNET. Che io sappia un esperimento lo fece la Difesa USAper permettere il voto dei soldati in missione all' estero, ma fallì miseramente si chiamava SERVE (Secure Electronic Registration and Voting Experiment)

  4. Io dico che il popolo deve poter VERIFICARE i risultati del voto, altrimenti è in balia di chi "conta" i voti (generalmente i governi in carica).
    Forse è vero che i parlamentari non conoscono il meccanismo di voto elettronico che usano, ma non hanno bisogno di conoscerlo perchè ne vedono i risultati: loro spingono il tasto e si accende la luce che corrisponde al proprio seggio. Possono subito verificare se la lampadina è verde o rossa e se questo corrisponde al tasto da loro pigiato. Inoltre la stragrande maggioranza delle votazioni è nominale e quindi esitono i tabulati delle loro scelte e quindi possono verificare i propri voti.
    E' come con il nostro conto corrente: noi non conosciamo le migliaia di righe di codice che usa la banca per gestirlo, e neppure ci interessa conoscerle tanto noi possiamo verificare il corretto funzionamento del conto mediante le scritture contabili a nostra disposizione. Scritture contabili che NON possiamo invece avere nel voto elettronico.
    L' annoso problema della democrazia diretta è più complicato di quanto possa sembrare. Un inizio di ragionamento è nella mia risposta ad Alfredo


Cordiali saluti,
Emanuele


 
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