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2003-05-22  favorevole al voto elettronico   con computer fatti "ad hoc" si potrebbe....(roberto)

Gli interventi e le opinioni, più o meno autorevoli, e i progetti finanziati e voluti da governi e istituzioni su cui mi sono documentato riguardo il voto elettronico, mi sembrano piuttosto insensati.

Vorrei chiarire la mia opinione: se pensiamo ad un introduzione dell'informatica nei seggi elettorali, è necessario staccarsi dalla concezione di una postazione di voto del tutto simile al nostro caro computer da scrivania, con Windows, una manciata di software, collegamento ad internet e, a livello di sicurezza, CON MILIONI DI POSSIBILITA' DI ESSERE VIOLATO.

Sono d'accordo con Emanuele, autore del sito, che ha scritto: non esistono sistemi informatici inviolabili da chi li gestisce. Ma a livello di voto elettronico, non bisogna orientarsi ai sistemi informatici a cui siamo abituati. C'è da pensare invece alla realizzazione di UN SISTEMA OPERATIVO DEDICATO, realizzato in open-source, estremamente semplificato e che permetta pochissime operazioni anche da chi lo gestisce, controllato da un equipe di programmatori a livello nazionale e ricopiato con una procedura sicura (ad esempio con un controllo bit a bit o con appropriati algoritmi e procedure comparative). E meglio ancora, associarlo ad un sistema hardware dedicato, anche questo progettato con parametri di efficienza, sicurezza e semplicità di progettazione consentendo il maggior controllo e trasparenza possibili. Alla chiusura del seggio, i dati potrebbero essere trasmessi (opportunamente crittografati) con una connessione telefonica diretta, evitando così che transitano su una moltitudine di macchine (vulnerabili) intermedie. Ma le soluzioni sono tante altre. Con un pizzico di ingegno è possibile progettare sistemi estremamente trasparenti, in grado di convincere chiunque.

Con questo tipo di approccio alla votazione elettronica, insieme ad una vigilanza diretta e continua dei seggi elettorali e delle apparecchiature hardware, ritengo molto improbabile qualsiasi manomissione. E ritengo inoltre, che la democrazia ne trarrebbe grandi benefici: un abbattimento dei costi che credo benissimo ammortizzabili in quattro o cinque "chiamate alle urne" (presidenti e scrutinanti, da soli, costano alle casse dello stato sicuramente molto più di quanto costa dotare un seggio di apparecchiature hardware e non credo sia da dimostrare questo), permetterebbe di aumentare le consultazioni popolari, e quindi di praticare maggiormente di istituti di democrazia diretta, di "vera democrazia".

Un discorso totalmente a parte, che spesso viene associato a quello di voto elettronico "ai seggi", è quello di voto a distanza. Stare seduti comodamente a casa e votare (almeno nel senso "classico" del termine) con il proprio PC lo ritengo molto meno fattibile, se si vogliono preservare i principi fondamentali del diritto di voto.

Su una macchina insicura (come ogni normale PC) e senza alcun controllo fisico delle operazioni di voto è ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE garantire un voto "personale, libero e segreto" come sancito dall'art. 48 della costituzione. Nessuno può impedire che il voto sia espresso sotto qualche forma di coercizione, ne tanto meno che il voto non abbia subito alterazioni prima della trasmissione e infine che il dato trasmesso rimanga anonimo (è sempre possibile, su una rete, collegare un informazione al suo mittente). Perciò, checché si cerchi di implementare connessioni sicure, crittografate e inviolabili, il voto a distanza è di per se insicuro e non potrà mai essere utilizzato per i comuni scopi istituzionali.

E' invece molto più che concreta la possibilità di sistemi di votazione almeno in parte "palese". Con i sistemi di sicurezza già attualmente largamente utilizzati (firma digitale e crittografia a chiave asimmetrica) è possibile sottoscrivere istanze, petizioni, proposte di legge popolari, raccogliere firme ed esprimere la propria opinione su proposte di legge e su qualsiasi altra iniziativa politica. Questo tipo di partecipazione popolare, non meno importante, può radicalmente modificare il significato di democrazia. Promuoverebbe infatti una partecipazione attiva ed interessata e un controllo diretto sull'operato dei nostri rappresentanti politici.

Mi piacerebbe sentire le vostre opinioni su queste mie considerazioni.

Roberto, studente

Risposta di Emanuele



Le tue considerazioni sono certamente valide ma, si basano tutte sulla più completa fiducia in chi raccoglie i dati, li conta e ce li comunica.

Immaginiamo che si svengano "elezioni" in un paese sotto il tallone di una dittatura. Immaginiamo anche che esse NON siano sottoposte ad alcun controllo democratico da parte ne di chi vota ne di osservatori neutri ed indipendenti rispetto al dittatore. In una situazione del genere ci fideremmo dei risultati forniti dal dittatore? Certamente no!

Ma, in presenza di sistemi di voto che, come il voto elettronico, permettano l' alterazione dei risultati senza che nessuno lo possa mai sapere, POTREMMO essere in una dittatura senza neppure accorgercene (dato che la dittatura per definizione serve per conquistare il potere).
Quindi è impossibile accettare il voto elettronico proprio da un punto di vista, direi, "filosofico"
.

Risposta di Roberto



Hai ragione, certo, quando dici che le mie considerazioni si basano tutte sulla più completa fiducia di chi raccoglie i dati, li conta e ce li comunica. Ma guarda che nel voto elettronico chi fa questo (raccogliere dati elaborare e produrre risultati) è proprio un sistema informatico.

La mia fiducia, quindi, non è tanto alle persone che amministrano le procedure di voto, che potrebbero benissimo essere male intenzionate ed avere interesse a modificare il sistema di voto. La mia fiducia è in chi controlla che il sistema operativo e il software applicativo (open-source) sia effettivamente programmato per svolgere i compiti assegnati, e ripulito di ogni funzione non necessaria. Un team di programmatori e sistemisti che appongano la loro firma digitale (*) al software approvato, vincolandosi anche legalmente e con una responsabilità ben predeterminata alla loro attività di controllo, che può oltretutto anche essere contestata da un singolo cittadino, che può naturalmente accedere liberamente al software via internet (anche se questo aspetto dovrebbe essere analizzato con cura, per valutare se questa libera distribuzione non sia in effetti più un agevolazione ai male intenzionati piuttosto che una garanzia di trasparenza). Oltre che a questa fase di controllo collegiale, la mia fiducia va anche a chi vigila che non si manomettano in nessun modo (anzi, non si abbia alcun accesso) i dispositivi informatici dal momento in cui, con pubblica procedura, venga installato e verificato il software. Questo è ruolo delle forze dell'ordine e degli altri diretti interessati, finora impegnati al controllo di scatole di cartone e di fogli di carta, ora preoccupati che nessuno acceda ai computer (un ruolo anche più semplice). La possibilità, come dici tu, che qualcuno possa sostituire il software "al momento del voto con altri "modificati" e, finito il voto, rimessi istantaneamente al proprio posto in modo che nessuno se ne possa mai accorgere" equivale alla possibilità che le schede v engano sostituite durante lo scrutinio o, inverosimilmente, che le matite vengano sostituite con altre la cui grafite dopo alcuni secondi si stacca dalla scheda e tutte quelle di un seggio vengano dichiarate bianche :-). E' semplicemente impossibile, in quanto c'è sempre qualcuno che controlla. E con il voto elettronico, questo non deve cambiare. E poi alcuni vantaggi poco analizzati, tra i tanti (veramente tanti), che ce ne sono: come dici tu, "se le amministrazioni comunali pilotano i sorteggi degli scrutatori, se le istruzioni non sono lette, capite e messe in pratica, se il lavoro al seggio è fatto controvoglia, senza serietà o senza cognizione di causa, se i rappresentanti di lista non sono presenti, o non controllano, se gli elettori se ne fregano e non assistono allo spoglio, allora può certamente succedere che i voti di qualche sezione non corrispondano al vero . Il computo dei voti, in un sistema elettronico è razionale e soprattutto immediato, senza nemmeno permettere il tempo materiale per brogli di qualsiasi tipo DURANTE lo spoglio. E si risolverebbe la questione degli italiani all'estero, che potrebbero finalmente votare nei seggi elettronici che, a basso costo, possono essere istituiti presso ambasciate, consolati, e perché no, associazioni di italiani residenti all'estero.

(*) la firma digitale, potrebbe anche essere una soluzione per la duplicazione esatta in ogni singolo bit del software utilizzato, a cui accennavo nella precedente opinione. Infatti, i "certificatori del software" potrebbero firmare con una loro chiave privata l'intero software (non solo un impronta ottenuta con una funzione hash, come avviene normalmente per semplificare la procedura di firma) per la votazione. Questo, duplicato nelle singole urne, verrebbe verificato con la corrispondente chiave pubblica. A sostegno di alcune mie tesi, pur essendoci alcuni punti che non condivido, ti invio una pagina tratta da InterLex. Resto disponibile per proseguire il dibattito, su cui si può dire ancora tanto.

Comunque, pur se mi sto mantenendo piuttosto imparziale, puoi classificare le mie opinioni "come favorevoli" (bollino verde :-), in quanto credo fortemente nel voto elettronico come forma di incentivo alla democrazia diretta, naturalmente solo a patto che sia implementato correttamente (anche senza badare a spese) e non come è stato (stupidamente ma soprattutto con poca serietà) progettato e testato dai tanti progetti che ho visto finora.

Roberto.


 
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